Fassa e Fiemme paradiso dei geologi

Fassa e Fiemme paradiso dei geologi

Nelle valli di Fassa e Fiemme la geologia delle Dolomiti si mostra in tutto il suo splendore. Nei paesaggi di queste vallate si possono riconoscere le forme delle antiche isole tropicali che 240 milioni di anni fa costellavano il mare triassico, leggere le tracce dei vulcani che 238 milioni di anni fa hanno sconvolto i fondali marini e comprendere le trasformazioni che hanno portato alla nascita delle montagne dolomitiche, dal 2009 riconosciute come Patrimonio mondiale UNESCO.

La rilevanza geologica delle Dolomiti.

È il 1811, Giovanni Battista Brocchi, uno dei più importanti scienziati del suo tempo scriveva: “Non v’ha forse località in tutto il circuito dell’Alpi, dove si rinvenga un maggior numero di fossili rari e speciosi compresi in uno spazio così poco esteso, come in Val di Fassa.” Queste poche parole, che ci riportano agli albori delle scienze geologiche, sono sufficienti per comprendere l’importanza e la rilevanza scientifica delle Dolomiti e del territorio delle Valli di Fiemme e Fassa nell’ambito delle scienze della Terra. Oltre duecento anni di ricerche condotte da generazioni di geologi di fama mondiale (tra cui Von Buch, Von Humboldt, Mojsisovic, Richthofen, Gordon, solo per citarne alcuni) hanno svelato misteri e segreti custoditi nelle rocce dolomitiche permettendo di leggere e interpretare alcune delle più affascinanti pagine dell’evoluzione della crosta terrestre svoltesi nell’arco degli ultimi 300 milioni anni.

La zona di Predazzo ha rappresentato per lungo tempo il centro nevralgico di questa intensa attività di ricerca ed esplorazione e il suo territorio divenne privilegiato campo di indagine per geologi, paleontologi, mineralogisti. Furono scoperti minerali e rocce sino ad allora sconosciuti, cui fu spesso dato il nome di toponimi locali (Fassaite, Monzonite, Predazzite, ecc.) e si accesero vivaci discussioni sull’origine di queste rocce e sulla loro successione cronologica. La varietà di minerali, di rocce e di fenomeni geologici concentrati in un’area tanto ristretta divenne celebre e richiamò geologi e ricercatori da tutta Europa. Nei dintorni di Predazzo furono scritte alcune importanti pagine della geologia: nota è la disputa tra nettunisti e plutonisti che si risolse presso la cava dei Canzoccoli, sito dove le chiare e inconfutabili evidenze geologiche decretarono il definitivo superamento del Nettunismo a favore del Plutonismo.

A testimonianza di questa vivace quanto stimolante fase storica rimangono i registri dei visitatori dell’albergo Nave d’Oro, che a partire dal 1822 con la visita di Alexander von Humboldt, divenne meta di soggiorno quasi obbligata per i geologi, che lo trasformarono in una sorta di circolo scientifico.

Le importanti premesse storiche hanno avuto quale naturale evoluzione lo sviluppo dell’attuale Museo Geologico delle Dolomiti a Predazzo (già Museo Civico di Geologia di Predazzo), una struttura che ha mantenuto fin dalle sue origini uno stretto legame con il territorio, con particolare riguardo alla ricerca e alla conservazione dei beni geologici. Dal 2012 il museo è entrato a far parte della rete delle sedi territoriali del MUSE di Trento, in convenzione con il comune di Predazzo, e si qualifica come porta di accesso alla scoperta delle Dolomiti, dove compiere un viaggio tra passato, presente e futuro di queste montagne meravigliose e dove la geologia è anche digitale grazie al progetto GEOdi.